Conto alla rovescia partito per i Mondiali di rugby, in calendario a partire dal 9 settembre in Nuova Zelanda. Venti le selezioni nazionali in lizza per succedere al Sud Africa nell’albo d’oro della manifestazione giunta alla settima edizione. Una crescita inarrestabile quella del movimento rugbystico a livello mondiale, testimoniata dall’incremento del 19% dei praticanti agonisti negli ultimi quattro anni e dallo sviluppo del torneo iridato che ha scalzato il Tour de France dal podio delle manifestazioni sportive più importanti per giro d’affari dietro le inarrivabili Campionati del Mondo di calcio e Olimpiadi.
In scena l’ormai canonica sfida tra due concezioni del gioco agli antipodi: il rugby “di contatto” delle formazioni dell’emisfero australe ed il rugby di posizionamento e territorialità delle squadre del vecchio continente. Una sfida epica che sinora ha visto nettamente prevalere le squadre più blasonate dell’estremo sud del mondo, Australia, Nuova Zelanda e Sud Africa, trionfatrici in cinque delle sei edizioni sin qui disputate. Unica eccezione l’Inghilterra guidata in campo da “piede fatato” Jonny Wilkinson nell’indimenticato exploit nella terra dei canguri del 2003.
Un torneo massacrante concentrato in sei settimane (la più lunga tra le competizioni iridate delle varie discipline), prova generale del gran ritorno alle Olimpiadi dello sport della palla ovale previsto per il 2016, sebbene solo nell’edulcorata forma del rugby a sette. La fisicità potrebbe di conseguenza essere determinante per arrivare fino in fondo. Pronostico pertanto in favore delle tre solite note: gli “all blacks” padroni di casa, il Brasile calcistico del rugby, fucina di individualità strepitose che ha dimostrato però di avere una sinistra tendenza a squagliarsi negli appuntamenti più importanti; i “wallabies” australiani meno dotati di talento dei cugini neozelandesi ma maggiormente capaci di giocare di squadra; il Sud Africa campione uscente, gli “springboks”, squadra dotata di maggiori mezzi fisici tra il lotto delle favorite nelle cui fila milita Bryan Habana, il giocatore attualmente più forte al mondo. Speranze europee affidate principalmente alle solite note Inghilterra e Francia; possibile outsider l’Argentina, terza al mondiale 2007, il cui movimento rugbystico è in fortissima ascesa ma che sarà priva in panchina dello stratega Loffreda, artefice della crescita internazionale dei “pumas”.
Italia presente ai nastri di partenza con grandi ambizioni dopo l’ottimo Sei Nazioni 2011: obiettivo minimo il terzo posto nel girone (raggruppamento C con Australia, Irlanda, Stati Uniti e Russia) valido per ottenere il pass per la prossima Coppa del Mondo in Inghilterra nel 2015, ma si punterà ad una prestigiosa qualificazione agli ottavi, risultato mai raggiunto nelle sei precedenti edizioni.
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