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martedì 6 settembre 2011

I MONDIALI DEL PASSAGGIO DI TESTIMONE

Si è conclusa la rassegna iridata 2011 dell’atletica leggera. Un’edizione, la tredicesima, quella coreana con più ombre che luci. Modesti nel complesso i risultati tecnici: un solo record del mondo, centrato dalla Giamaica nella staffetta veloce maschile, e tre record dei campionati tutti al femminile. Di contro, vistoso in alcune specialità come l’intero settore del fondo e mezzo fondo maschile e dei salti femminili il salto, gioco di parole obbligato, indietro rispetto ai livelli raggiunti qualche anno fa. E’ stato, tra l’altro, un mondiale decisamente difficile per diverse stelle dell’atletica mondiale: fuori classifica Bolt, per il quale deve valere un discorso a parte, le sconfitte della Isinbayeva nell’asta femminile; del keniano Brimin Kipruto, accreditato di un possibile record nel mondo nei 3000 siepi; del pluridecorato Kenesisa Bekele; ed ancora di LaShawn Merritt, di Allyson Felix, di Andreas Thorkildsen, di Gerd Kanter, sono il parametro di un mutamento nel panorama mondiale della regina delle discipline sportive nel quale si va via via affermando una nuova generazione di giovani fenomeni destinati a dominare l’atletica leggera per diversi anni a venire.
Settore corsa: nella velocità la sfida tra Stati Uniti e Giamaica termina con un salomonico pareggio per 4-4 che lascia le briciole al resto del mondo. Suicidatosi nei 100 Bolt, l’oro è rimasto in casa giallonera grazie al ventunenne Blake. La rivincita senza storia di Usain nei 200 con un buon riscontro cronometrico (19’’40) bissa la vittoria sulla stessa distanza tra le donne di una convincente Veronica Campbell Brown. Detto del record del mondo del quartetto giamaicano (37’’04), gli americani si salvano grazie ai risultati nel resto delle staffette e con l’oro di Carmelita Jeter nei 100 femminili, ai quali aggiungono il doppio argento sui 100 e 200 di Walter Dix e quello del deluso Merritt nei 400, gara vinta, a proposito di giovani fenomeni, dal diciottenne di Grenada Kirani James, atleta dai margini di miglioramento talmente ampi da far intuire anche un avvicinamento, nemmeno troppo lontano nel tempo, al record del mondo del “treno a vapore” Michael Johnson. Sulla stessa distanza al femminile inedita vittoria dell’atleta del Botswana Amantle Montsho.
Nel mezzo fondo si apre lo show keniano che dominano il settore con le vittorie di Rudisha negli 800, di Kiprop nei 1500 e della sorpresa Kemboi nei 3000 siepi. I tempi però sono tutt’altro che straordinari. Sul versante femminile la russa Savinova si impone sulla discussa Caster Semenya, al rientro dopo un biennio di approfondimenti sul suo sesso, negli 800. L’armata russa, seconda nel medagliere finale alle spalle degli Stati Uniti, si fa valere con la Zaripova anche nei 3000 siepi. I 1500 vanno invece all’americana Simpson.
Nel fondo i grandi sconfitti sono gli etiopi che raccolgono appena un oro, grazie a Jeilan nei 10000 maschili, e quattro bronzi, che vanno a comporre anche il medagliere complessivo delle “volpi”. I 5000 arridono al britannico, ma somalo di nascita, Moahammed Farah. Sul versante femminile il dominio keniano è quantomeno imbarazzante con le triplette della maratona e dei 10000. Nei 5000 le cannibale keniane si accontentano appena della doppietta oro-argento. Anche la maratona maschile è terreno di caccia delle “gazzelle” che centrano l’accoppiata vincente con Abel Kirui e Vincent Kipruto.
Negli ostacoli, altro segmento che non attraversa certamente una fase memorabile, splendido il successo dell’australiana Sally Pearson, record dei campionati, ad appena sette centesimi dal primato del mondo. La maledizione coreana dei favoriti colpisce anche il primatista del mondo maschile, il cubano Dayron Robles, squalificato dopo aver vinto la finale per contatto irregolare col cinese Xiang.
Settore lanci: i lanci hanno regalato le gare dal livello medio complessivamente più alto, soprattutto in ambito femminile. Tra gli uomini dominio tedesco con Storl nel peso, Harting nel disco e del giovane De Zordo nel giavellotto. Nel martello titolo iridato all’inossidabile giapponese Koji Murofushi. Tra le donne record dei campionati per l’australiana Adams nel getto del peso. Splendida la gara del giavellotto femminile, probabilmente la più bella dell'intero mondiale, che ha visto alla fine trionfare la russa Abakumova sulla ceca Spotakova per appena 41 centimetri con una misura di metri 71,99, a meno di 30 centimetri dal primato del mondo, che vale il record dei campionati. Chiudono il quadro gli ori della cinese Yan-feng nel disco, e della chiacchierata Lysenko nel martello.
Settore salti: nell’alto, in attesa di un nuovo Sotomayor e di una novella Kostadinova, se mai ci saranno, ori allo statunitense Williams tra gli uomini ed alla favorita Cicerova tra le donne. Con la migliore misura stagionale il polacco Wojchiechowski vince la gara di salto con l’asta maschile, mentre la sorpresa brasiliana Murer stupisce il mondo sul versante femminile. Continua l’interregno di Dwight Philips, al quarto titolo iridato, nel lungo maschile, uno dei pochi accreditati di vittoria alla vigilia a salvarsi dalla debacle. Con una misura davvero modesta la connazionale di Philips, Brittney Reese, vince una gara del lungo femminile da dimenticare in fretta. Nel triplo femminile, altra specialità in profonda crisi, titolo iridato all’ucraina Saladuha, mentre tra gli uomini il ventenne americano Christian Taylor, cui va pronosticato un luminoso futuro, sorprende il favorito britannico Idowu: una sfida che in chiave Londra promette scintille con entrambi i rivali che sembrano avere nelle gambe una misura da primato del mondo detenuto da anni 16 dal “pastore” Jonathan Edwards.
Nelle gare di marcia infine evidente dominio russo.
Per la disastrata Italietta solo un bronzo, grazie al cuore di Antonietta Di Martino nel salto in alto. Nessun exploit, più o meno inatteso, dai vari Vizzoni o La Mantia che hanno deluso con gare al di sotto delle loro, pur non straordinarie, possibilità. Solo medaglia di legno per una comunque positiva Elisa Rigaudo nella marcia femminile, mentre qualche segnale di risveglio arriva dall’olimpionico Alex Schwazer, nono nella 20 km di marcia maschile; piazzamento quello del sudtirolese che regala un minimo di speranza all’atletica tricolore in vista di Londra 2012.
Lo scontro generazionale è già in atto. In attesa dei Giochi Olimpici del prossimo anno i vecchi leoni feriti da un mondiale al di sotto delle attese proveranno a regalare l’ultimo scatto di orgoglio a carriere straordinarie ma dovranno vedersela con la freschezza e l’entusiasmo di una generazione di nuovi talenti affamati.


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